MERZARIO F1 CARS: A3 page 3/3

MERZARIO F1 CARS
Una scuderia italiana in Formula Uno - 1978/1979

Le vetture MERZARIO da F1: La A3

Parte Seconda: I tentativi di qualifica a cinque Gran Premi della A3

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4)     Gran Premio di MONACO 1979 - Circuito di Montecarlo

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​La quarta partecipazione della A3 nel mondiale F1 del 1978 nel circuito stradale di Monaco-Montecarlo del 27 maggio 1979 non fu giudicabile: Arturo Merzario (che comunque nel circuito monegasco non ha mai brillato, non qualificandosi nel 1978 con la A1, nel 1977 con la March e neppure nel 1975 con la ISO-Williams) si era infortunato ad un polso e non poté parteciparvi come pilota.


Merzario decide di iscrivere comunque la A3, proponendola a Vittorio Brambilla, in quel momento senza un sedile, ma ottenendo un rifiuto dal pilota monzese.

Accetta invece Gianfranco Brancatelli  liberatosi a, libero a seguito del ritiro dalle competizioni del Team Kauhsen F1. La A3 avrebbe cercato la difficile qualifica con un pilota ancora debuttante in F1, che non aveva mai guidato a Montecarlo e che saliva per la prima volta sulla vettura italiana.

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Per la gara monegasca con l’iscrizione della A3 di Brancatelli salirono a ventisei gli iscritti, ma il regolamento ammetteva per le prove di qualificazione solo ventiquattro piloti.

Di conseguenza essendo ammesse d’ufficio venti vetture più le due segnalate dalla FOCA (la Arrows A1 di Patrese  e la Renault RS 11 di Arnoux) fu ripristinato il turno di pre-qualifiche del giovedì mattina per stabilire le due macchine che avrebbero partecipato alle prove ufficiali.


Quattro erano i piloti che dovevano contendersi i due posti a disposizione e la FOCA decide che siano Hans Stuck (ATS-Ford Cosworth), Jochen Mass (Arrows A1), Gianfranco Brancatelli (Merzario A3) ed Hèctor Rebaque (Lotus 79). 


Ma quest’ultimo non accetta la decisione vantando un’assicurazione di Ecclestone che gli garantiva per la stagione 1979 il suo inserimento nel gruppo degli ammessi d’ufficio. Rebaque per protesta non si presenta alle prequalifiche del giovedì mattina e per questo fu escluso d’ufficio dal gran premio monegasco.


Nelle prequalifiche Stuck con la sua ATS 01-03 gira con costanza inalenando diversi giri e presto ottiene l’ottimo tempo di 1’33”19 che lo mette al sicuro per il superamento del turno.

Mass aveva dei problemi che lo tennero fermo al box per quasi tutta la sessione di prequalifiche creando delle speranze nel team Merzario che, a sua volta, cercava di dare alla A3 di Brancatelli un’assetto decente. Diversi guai tecnici rallentano la vettura italiana che fa fatica a concludere un intero giro lanciato senza problemi: il suo miglior giro è di 1’38”15.


A dieci minuti dallo scadere delle prequalifiche la Arrows A1-Mk2 di Mass scende in pista e gira in 1’34”30, eliminando la MERZARIO A3 di Brancatelli.

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5)  Gran Premio di FRANCIA 1979, Circuito di Digione

Il 1 luglio 1979 al Gran Premio di Gran Francia, circuito di Digione, per l’ultima volta Arturo Merzario tenterà di conquistare la qualificazione guidando la A3, già ‘vecchia’ dopo appena cinque gare. Anche sul circuito francese si presentano ventisette piloti per ventiquattro posti sullo schieramento di partenza.

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Quello sul circuito francese fu un tentativo poco convinto: il team aveva già deciso di sostituirla per tentare l’avventura di correre con una nuova monoposto ovvero con la ex Kauhsen F1. La fallimentare vettura tedesca era stata acquistata da Merzario pensando di utilizzarne alcuni elementi, ma dopo averla studiata con il ritrovato ingegnere Gian Paolo Dallara (già suo tecnico nella stagione 1974 con la ISO-Williams) si convinse che possedesse un margine di miglioramento così ampio da poter diventare più veloce della A3. Dopo Monaco il team decide di bloccare la realizzazione del secondo telaio della A3 più leggero e evoluto, per puntare invece ad una evoluzione tecnica della vettura tedesca per poterla schierare già a metà luglio al Gran Premio di Gran Bretagna.

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L’addio della A3 non fu certo glorioso: alla fine delle qualifiche del Gran Premio di Francia come miglior tempo segnerà un deludente 1’14”95, dunque più lento di un secondo di quello ottenuto dallo stesso Merzario con la March 761B ben due anni prima. 

Il tempo fu segnato nel primo turno di giovedì; in quel momento era sì l’ultimo dei ventisei iscritti, ma non era lontano dalla Ensign N179 di Gaillard (1’14”29) e dalla Arrows A2 di Mass (1’14”03). Ma nei turni successivi, come già era successo altre volte invece di migliorare, peggiora: nel secondo turno di venerdì è più lento di quasi tre secondi e nel secondo turno decisivo di sabato non riesce a scendere sotto 1’17”05.

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Oltre al distacco dalla pole position di Arnoux con la Renault  RS11 superiore ai sette secondi, fu  pesante anche quello con l’ultima vettura qualificata ovvero il ventiquattresimo tempo di Hèctor Rebaque che con la sua Lotus 79 privata aveva girato in 1’11”97, ben  tre secondi in meno.


La A3 lascia i circuiti del mondiale di Formula uno, senza grande clamore: il GP di Francia del 1979 passerà, invece, alla storia delle competizioni per il celebre duello di Arnoux e Villeneuve.


La classifica degli esclusi al GP di Francia 1979 è la seguente:


25° SHADOW DN9 #18 – De Angelis Elio: 1’12’23


26° ENSIGN N179 #22 – Gaillard Patrick: 1’13”00


27° MERZARIO A3 #24 – Merzario Arturo: 1’14”95

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La competitività della A3 in pochi mesi invece di migliorare era regredita, passando dalla qualifica del debutto americano di Long Beach, al mancare la qualificazione del Belgio per 44 centesimi, per finire ai tre secondi (dall’ultimo qualificato) subiti nel circuito di Digione. Il tutto in soli cinque gran premi, dall’8 aprile al 1 luglio 1979.


Probabilmente la A3 non fu mai messa di esprimere il suo potenziale, che certo non era paragonabile a quello della Ferrari, della Lotus e della Brabham -Alfa,Romeo ma neppure così basso da portarla a sfigurare anche contro i piccoli team come l’Ensign, l’ATS o la Rebaque. I propulsori montati non erano all’altezza della situazione, spesso solo revisionati dalla Cosworth e non erano certo gli esemplari delle ultime evoluzioni del DFV; non riuscendo a qualificarsi la vettura non ha mai fatto dei veri test in pista utili per risolvere i problemi di gioventù e di aumentare la motricità in curva la cui mancanza Arturo lamentava su ogni circuito.


A conferma di questo problema cronico, vi è anche il parere di Brancatelli, l’unico altro pilota ad averla guidata, seppur per i pochi giri delle prequalifiche monegasche: il pilota intervistato da Autosprint riferirà che la vettura era ‘terribile’ nelle curve lente mentre era molto buona sul veloce.


 Con ogni probabilità anche il telaio oltre ad essere pesante era anche troppo largo (nonostante fosse progettato per ospitare Arturo Merzario dal fisico minimale) e ciò ridusse di diversi centimetri la larghezza e dunque l’efficacia dei profili alari delle fiancate, parzializzando l’effetto suolo.


 Le scelte tecniche evolutive che seguirono, prima per tutte l’irrigidimento degli attacchi dei braccetti delle sospensioni anteriori a seguito dei problemi riscontrati a Long Beach, non furono efficaci ma sarebbero stati in parte risolti con il completamento del nuovo telaio più leggero e stretto. Ma il progetto A3 era oramai caduto in disgrazia all’interno del team, e invaghiti del più moderno telaio Kauhsen, pur sonoramente battuto nelle qualificazioni dei Gran Premi di Spagna e del Belgio, si decise di abbandonare la A3.


La MERZARIO A3 dismessa e abbandonata troverà nuova vita in questi ultimi anni: è l’unica MERZARIO funzionante e dopo un sapiente restauro oggi partecipa ai Gran Premi ‘storici’ di vetture di Formula Uno costruite prima degli anni ottanta.

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