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MERZARIO F1 CARS
Una scuderia italiana in Formula Uno - 1978/1979

Il primo crowdfounding della F1: La catena della Passione

Subito dopo il Gran Premio di Sud Africa del 1978, lo sponsor principale del Team Merzario di F1, ovvero la società petrolifera GULF che reclamizzava sulla A1 la sua linea di abbigliamento sportiva ‘SportsWEAR’ sciolse il contratto di sponsorizzazione, creando non pochi problemi economici alla piccola scuderia italiana. Per il team il proseguo dell’avventura nel Campionato F1 del 1978 fu messo in discussione e l’urgenza di trovare nuove risorse economiche diventò vitale.

Il 2 aprile del 1978 la A1 corse a Longh Beach priva degli stemmi  GULF, ma già al successivo gran premio di Montecarlo del 7 maggio la MERZARIO sfoggiava sulla carrozzeria i loghi dei nuovi sponsor che erano subentrati: FLOR BATH (sponsor principale) RODACCIAI,  MASINI SEMENTI, che si univano a FORNITURE BERNINI, PERSOL e MAGNETI MARELLI.

Ad esclusione della Philip Morris, tutti i sponsor che sostenevano Merzario erano italiani. 

Il cambiamento dello sponsor principale, ovvero dalla GULF alla FLOR BATH non fu semplice: oltre al cambiamento d’immagine dello sponsor (da una multinazionale petrolifera legata al mondo automobilistico a quello di una linea di prodotti per il bagno conosciuta solo in Italia) vi fu anche un contributo economico complessivamente inferiore; questo, assieme al mese perso per la ricerca degli sponsor influenzò negativamente il proseguo della stagione.

 

La realizzazione del telaio della evoluta A1-B fu rallentato a tal punto che la nuova vettura scenderà in pista solo dal Gran Premio d’Austria di metà agosto. Altro dispiacere, seppur di minore importanza, fu il cambio del colore della livrea: la A1 abbandonò il tradizionale color rosso delle vetture da corsa italiane per passare al nero con inserti verdi della FLOR BATH.

In quel periodo di transizione e d’incertezza, quando la possibilità del ritiro dal campionato della A1 numero 37 sembrava l’ipotesi più probabile, Marcello Sabbatini direttore del settimanale AUTOSPRINT attraverso la sua derivazione televisiva TELESPRINT, lanciò una campagna di raccolta fondi a sostegno del Team Merzario. 

Caratterizzata dallo slogan ‘LA CATENA DELLA PASSIONE’ coinvolse centinaia di appassionati di formula uno (tra cui anche il sottoscritto) che attraverso un assegno/bonifico bancario o postale versarono un proprio libero contributo economico in Lire: i primi sostenitori furono il Paolo De Leonibus e Carlo Pianta che a nome dell’Associazione ANCAI (Associazione nazionale Corridori Automobilistici Italiani) versarono un milione di Lire.

 

 

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In seguito, centinaia di tifosi di Merzario, della Formula Uno o semplicemente appassionati di corse automobilistiche, dimostrarono il loro sostegno, anche con importi a volte molto modesti, alla squadra italiana. 

La rivista AUTOSPRINT diede alla campagna raccolta fondi tutta la visibilità che poteva, prima con la copertina del numero 16  del 18-25 aprile 1978 e poi con la pubblicazione per diversi numeri del settimanale del tagliando da compilare da parte dei sostenitori. Questi in seguito ricevettero un simbolo del ringraziamento del Team, e cioè una fotografia autografata da Arturo e un adesivo del Team Merzario.

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Come testimonianza della raccolta fondi, sulla carenatura dell’abitacolo della A1 dal GP di Montecarlo fino all’ultima gara del Campionato mondiale 1978, il Gran Premio del Canada,  fu apposto un piccolo tricolore con la scritta ‘Amici di Telesprint’ sulla banda bianca della bandiera italiana.

 

Al di là dell’effettivo capitale raccolto, fu un’iniziativa importante che servì a far parlare del team e che contribuì anche in parte ad attenzionare i nuovi sponsor che apprezzarono l’alto numero di fan che seguivano il team.

Purtroppo nel tempo, anche a seguito dei deludenti risultati sportivi, l’iniziativa è stata travisata attribuendole un aspetto negativo: fu bollata come una specie di Catena di Sant’Antonio (con tutto il rispetto per dette attività) o per una disperata colletta fra quattro amici.

Roba da poveracci, in altre parole.

In realtà, Marcello Sabbatini fu un precursore di quello che oggi, molto più nobilmente,  lo si definisce ‘crowdfunding’, ovvero una raccolta fondi di sostenitori privati (baker) per il raggiungimento di un obiettivo altrimenti irraggiungibile.

 

Oggigiorno, nell’epoca di internet diffuso, piattaforme di crowdfunding come Kickstarter o Indielogo raccolgono milioni di dollari all’anno attraverso i contributi dei sostenitori alle varie campagne proposte per i motivi più disparati come la pubblicazione di un libro, la commercializzazione di nuovi prodotti tecnologici, di smartwatch, ecc.

Nel mondo della Formula Uno, assai simile alla ‘Catena della Passione per il Team Merzario di F1’ del 1978 è stato il  crowdfunding per il Team Caterham F1 della fine del 2014.

La raccolta fondi da privati conosciuta con l’hashtag #RefuelCaterhamF1, fu proposta dal team inglese in grave crisi finanziaria (la chiusura della scuderia fu decretata subito dopo) al fine di partecipare, dopo aver saltato a due GP, all’ultimo gran premio della stagione 2014, quello di Abu Dhabi. 

Per il team inglese, con svariate decine di milioni di euro di debito riuscire a conquistare almeno due punti era indispensabile per scavalcare il Team Marussia-Manor nella classifica del mondiale e poter beneficiare così dei bonus della FOCA. Ma per cercare di farli quei due punti era necessario partecipare al Gran Premio deli Emirati Arabi Uniti di Abu Dhabi.

La Caterham F1 era già in regime controllato dalle banche e il liquidatore aveva già fissato le date (posteriori alla gara di Abu Dhabi) per la vendita all’asta del materiale del team.

 

E così gli Amministratori del Team lanciarono il crowdfunding #RefuelCaterhamF1, finalizzato non a pagare i debiti, ma solo a coprire le spese della spedizione negli Emirati Arabi. Il target economico da raccogliere con la raccolta fondi sembrava irraggiungibile, ben 2.300.000,00 sterline (e questo deve far riflettere sui costi dell’attuale formula uno: più di due milioni e mezzo di Euro per correre una sola gara, e con vetture e team già a disposizione…).

La raccolta fondi fu molto articolata: dal semplice sostenitore ovvero baker che poteva devolvere una cifra qualsiasi alla vendita di oggetti del team (elementi di carrozzeria delle vecchie vetture, caschi e tute dei piloti, ecc. ), pass speciali per i box, la possibilità di provare in pista una Caterham di F1, a pacchetti di spazi pubblicitari sulla vettura dove apporre il proprio logo di sponsor ‘occasionale’, con prezzi già stabiliti secondo il posizionamento e la grandezza.​

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Il crowdfunding fu organizzato dalla piattaforma inglese CROWDCUBE ed ebbe un successo travolgente: un poco più di un mese 6466 sottoscrittori privati, sia semplici fan, sia piccoli imprenditori e anche una banca,  versarono alla piattaforma un importo complessivo di ben 2.354.334,00 Sterline, dunque superiore alla soglia prefissata.

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 Il 23 novembre 2014 le due verdi CTR05 del Team Caterham con la carrozzerie ricoperte da nuovi sponsor, spinte dalla power-unity della Renault guidate da Kamui Kobayashi e da Will Steven parteciparono al GP di Abu Dhabi. La prima si ritirò quasi a metà gara quando occupava l’undicesima posizione, la seconda arrivò al traguardo diciassettesima.

I due punti non erano stati conquistati, ma era stata una bella avventura lo stesso.

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Era stata infatti un’esperienza importante, dove la volontà, l’entusiasmo e i soldi di tanti privati avevano, almeno in quella occasione, dimostrato cos’è veramente la passione genuina per le corse. I giornali britannici coniarono il termine ‘Fan Power’ per indicare questo nuovo aspetto di una tifoseria che poteva non essere più solo passiva, ma capace di contribuire a cambiare le decisioni dei capi della Formula Uno. 

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Un potere diverso, da contrastare ad alto livello. Infatti, analogamente per quello che era successo nel 1978 con la ‘Catena della Passione per il Team Merzario di F1’, qualcuno non apprezzò il fenomeno.

 

Emblematico il commento del boss della Formula Uno, Bernie Ecclestone quando la raccolta fondi fu lanciata dalla Catherham: "I think it's a disaster!" aveva dichiarato infastidito alla stampa mondiale.

 

Non contento, quando pochi giorni dopo il GP di Abu Dhabi, la Caterham F1 fu dichiarate fallita e organizzata dalla Wyles Hardy C.  la vendita all'asta del materiale del team, il padrino dellea Formula Uno sentì il bisogno di affermare: “Meglio che se ne vadano. Non voglio vedere gente che chiede l’elemosina”.

 

Inconcepibile per lui non avere il pieno controllo su tutto quello che succedeva nella Formula Uno. Uno sport che Ecclestone voleva dedicato ai ricchi e non a caso sponsorizzato dalla Rolex.

Nonostante Ecclestone, il Crowdfunding #RefuelCaterhamF1 è stato un tale successo da creare numerosi proseliti nel mondo automobilistico: ricordiamo i tre esempi più celebri:

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-       il Crowdfunding indetto da CUTTERS RT per una ‘People Car’ da iscrivere alla 500 Miglia di Indianapolis del 2015.

L’obiettivo era di consentire l’iscrizione di una seconda vettura del team Bryan Herta Autosport alla 99 edizione della 500 Miglia; il ritiro degli sponsor principali fece sì che il finanziamento fu deviato alla prima vettura del team, la Dallara-Honda n.98 guidata da Gabby Chaves, che concluse la gara al sedicesimo posto (un po’ meglio della Catheram ad Abu Dhabi, e come la A1 di Merzario al GP di Svezia del 1978… curiose coincidenze);

brazilcrowdfunding

-       la campagna raccolta fondi per finanziare il primo team brasiliano per la partecipazione alla 84° edizione della 24 ore di Le Mans (2016), che però non ha raggiunto il target fissato;

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-       il PROJECT BRABHAM, è stata l’iniziativa di David Brabham che con la quella raccolta fondi su IndieLogo voleva rifondare il celebre team di famiglia. Nel programma del 2015 l'iscrizione di una BRABHAM-LM1 alla 24 ore di Le Mans del 2017 con il sogno di schierare nuovamente una BRABHAM F1 ai campionati di Formula Uno del prossimo decennio.

Il programma fu suddiviso in step e il primo si è concluso con una raccolta di 275.000,00 Sterline, pari al 111% del capitale prefissato per quella fase.

Ma il secondo step non ha avuto lo stesso successo  ed è  stata sospeso.  David Brabham ha ora indirizzato i suoi sforzi nel costruire vetture stradali 'Brabham' costosissime e molto potenti con future versioni motorsport. 

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